Marzo 2002

IGIENE ORALE E PREVENZIONE

L'importanza dell'igiene orale ai fini della prevenzione della carie nei bambini

Un ruolo determinante nella patogenesi della carie è attribuibile alla presenza dei germi, ed in special modo di quelli dello strato profondo della placca batterica ossia dello strato più vecchio. La prima fase della prevenzione deve essere quindi dedicata al controllo della placca batterica inteso come insieme di interventi ripetuti nel tempo per disorganizzare la placca e comunque mantenerla giovane, mediante una azione fisica o meccanica. I batteri della placca cominciano, infatti, a colonizzare il cavo orale nei punti (solchi e fossette) in cui sono più protetti e meno aggredibili sia dal fluido salivare che dal movimento muscolare; l'azione fisica viene quindi svolta dallo spazzolino, il quale disorganizza la placca che si riforma in continuazione.

Pertanto, è importante che il bambino, anche se non esegue una tecnica di spazzolamento corretta, acquisisca l'abitudine all'uso dello spazzolino e alla pulizia dei denti, mentre è compito dei genitori dare il loro contributo al mantenimento dell'igiene orale e al controllo della placca. AI riguardo, è utile ricordare che per i bambini lo spazzolino deve essere di lunghezza media, di setole artificiali e di dimensioni tali da poter arrivare fino all'ultimo molare; quindi la testina deve essere di 1,5 - 2 cm di lunghezza e con tre file di setole.

La seconda fase della prevenzione deve invece essere dedicata al ruolo dell'igiene alimenta- re e all'importanza dell'alimentazione per la genesi della carie e alla correzione dei fattori della dieta. A livello degli zuccheri, infatti, il potere cariogeno varia a secondo della formula di struttura: per tale ragione diventa importante sostituire sia nella pratica quotidiana che nell'industria dolciaria il glucosio ed il saccarosio con zuccheri meno dannosi. Notevole importanza ha pure la durata di permanenza degli zuccheri nella bocca: quanto più essa è protratta tanto più è dannosa, indipendentemente dalla quantità assorbita. Ad esempio, una bibita, anche con notevole quantità di zucchero, sarà ingerita in breve tempo, e non lascerà residui a contatto dei denti: sarà quindi meno dannosa di caramelle gommose che lascia- no residui più lungamente attaccati alla superficie dei denti. Così, sotto questo punto di vista, gli alimenti più pericolosi sono quelli ad alta adesività, appunto perché rimangono a lungo tenace- mente a contatto con la superficie dello smalto. In conclusione, una cario-profilassi su base alimentare dovrebbe articolarsi su tre linee: limitazione della frequenza del consumo degli zuccheri, soprattutto fuori pasto, sostituzione dei glicidi più cariogeni con altri meno cariogeni; utilizzazione di veicoli liquidi e comunque non adesivi nell'apporto glicidico della dieta.

Di grande rilevanza, infine, la terza fase della prevenzione relativa alla profilassi medicamentosa (o fluoroprofilassi) ossia quella che dà luogo alla prescrizione di fluoro per via generale ed alla sua applicazione topica a seconda dell'età del paziente. È infatti possibile aumentare la resistenza dei denti, a prescindere da considerazioni sugli agenti cariogeni esterni, e questo tipo di intervento è maggiormente efficace soprattutto nella fase pre-eruttiva (quando è attivo l'organo dello smalto) e nella fase di mineralizzazione post -eruttiva degli strati più superficiali. Si può far risalire l'azione anticarie del fluoro a due precisi momenti: una maggiore resistenza dello smalto rinforzato con fluoro ed una azione direttamente batteriostatica o enzimatica del fluoro. In proposito è opportuno ricordare che la sua somministrazione può avvenire per via sistemica o per via topica. La via sistemica si basa sull'apporto di piccolissime ma costanti concentrazioni. Peraltro, sia durante il periodo pre-eruttivo di maturazione che in quello post-eruttivo, la presenza di piccole quantità di fluoro nel- l'ambiente circostante il dente porta ad un arricchimento degli strati più superficiali dello smalto, attività che continua durante tutta la vita, anche se in modo sempre meno marcato con il passare dell'età. Di qui la validità della somministrazione per via topica, ossia per contatto. La somministrazione del fluoro per via generale può avvenire, infine, con la fluorazione degli acquedotti, l'arricchimento in fluoro di particolari alimenti di largo consumo (sale, latte, farina) e l'assunzione diretta di fluoro in compresse. La dose di un milligrammo al giorno è comunque utile per una efficace profilassi nell'età scolare, che può essere adottata mediante somministrazione in compresse. In età pre-scolare la dose dovrebbe gradualmente aumentare da 0,25 mg. nel primo anno di vita, a 0,50 mg. nel secondo anno, a 0,75 nel terzo anno, fino a 1 mg. dal quarto anno di vita in poi. La somministrazione va però relazionata al reale contenuto in fluoro dell'acqua potabile e per- tanto i predetti dosaggi devono diminuire fino ad annullarsi a seconda dei risultati delle analisi delle acque potabili usate. La via sistemica è efficace fino agli 8 anni di età, anche se non può escludersi successivamente una azione locale del fluoro ingerito, nel momento della sua permanenza a contatto dei denti.

                                                                                                            A. Frasca