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Arrivano gli
zingari!, anzi no, vanno via... |
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Arrivano gli
zingari! Un grido riecheggia da ogni parte del quartiere.
L'allarme passa di strada in strada. State attenti! Chiudete le
case! Arrivano gli zingari! Un eterogenea carovana di roulottes
- "E che roulottes!", esclamano i più - ha occupato
il parco di Casa Calda. Stupisce pensare che in questo gelo
d'inizio anno (siamo in Gennaio), su questo prato, si siano dati
convegno per festeggiare un matrimonio, un numero consistente di
zingari. Il fatto che festeggino con riti, musica e balli
significa che hanno ricorrenze e tradizioni, usanze: una
cultura, insomma. Eh si, a ben guardare si scopre che sembrano
gli esclusi, i reietti, vogliono invece vivere separati dalla
nostra società resistendo ai vari tentativi di integrazione cui
vengono sottoposti.
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Pochi conoscono
l'esistenza di Sinti, Rom, Kalé (i gruppi principali) divisi in
vari linguaggi (Luvara, Curara, Khorakhané o Kalderasha) o in
vari clan. Non ci sfiora il pensiero che forse non vogliono
dividere con noi le loro cose.
Non è raro
sentirli sulla metropolitana o alle fermate degli autobus, che
parlano seri tra loro o che scherzano allegramente con i propri
figli, ma se un "gage" si frappone al loro modo di
vivere diventano scostanti, contrari ad iniziare una qualsiasi
relazione. Forse non è solo il loro modo di vivere apparentemente
senza regole che ci infastidisce ma anche il fatto che ci
considerino diversi da loro. La società zingara non ha una storia
scritta se non quella narrata da chi si interessa di essa: quella
che ricostruisce le migrazioni dei vari gruppi tratta dai
documenti delle popolazioni con cui sono entrati in contatto. Essi
tramandano la loro storia oralmente. Ma non è una storia di
battaglie o di conquiste: è la storie delle relazioni tra le
varie etnie e famiglie, è la storia del loro viaggiare per il
mondo. Anche questi che hanno occupato il Parco di Casa Calda non
sono rimasti a lungo: così come sono arrivati,
silenziosamente se ne sono andati.
Alessio Venanzi
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